Dal punto di vista vocale, la Fridman ha offerto una prova di straordinaria versatilità. Il timbro, corposo, ma flessibile, si è mantenuto sempre omogeneo lungo l’intera estensione, con acuti precisi, gravi pieni e rotondi, e una zona centrale di grande ricchezza espressiva. Ha colpito la capacità di modulare la voce in funzione dell’interlocutore e della situazione drammatica.
In un ruolo tanto esigente, che ha messo alla prova le più grandi interpreti del Novecento, la Fridman ha saputo imprimere una cifra personale, riuscendo davvero a fare la differenza e conquistando con pieno merito il palcoscenico fiorentino.