Auch Lidia Fridman ließ aufhorchen, mit einem ungewöhnlich dunklen Sopran, dessen Timbre im Mittel von Elīna Garanča (Samt und glänzendes Mahagoni) und Maria Callas (die aufrechte Strenge) lag. Ein herausragendes Hausdebüt der jungen Russin.
Bellinis „Norma“, nun mit neuer Titelheldin: Lidia Fridman dringt mit kehlig-dunkler, geläufiger Stimme in dramatischere Gefilde vor als ihre Vorgängerin.
Per fortuna, in scena agisce una protagonista di singolari intelligenza, studiosità e abnegazione, tale da risvegliare con carisma l’interesse sonnecchiante: Lidia Fridman rivela una confidenza straussiana anche migliore di quella donizettiana, e vanta un’insondabile, introversa, insidiosa eleganza di porgere.
Lidia Fridman prouve qu’elle peut affronter la tessiture impossible du rôle-titre grâce à une projection remarquable, un timbre tranchant et un phrasé expressif – tout cela combiné à une présence magnétique sur scène.
Dal punto di vista vocale, la Fridman ha offerto una prova di straordinaria versatilità. Il timbro, corposo, ma flessibile, si è mantenuto sempre omogeneo lungo l’intera estensione, con acuti precisi, gravi pieni e rotondi, e una zona centrale di grande ricchezza espressiva. Ha colpito la capacità di modulare la voce in funzione dell’interlocutore e della situazione drammatica.
In un ruolo tanto esigente, che ha messo alla prova le più grandi interpreti del Novecento, la Fridman ha saputo imprimere una cifra personale, riuscendo davvero a fare la differenza e conquistando con pieno merito il palcoscenico fiorentino.
La Fridman è una Salome precisa ed espressiva, intenta a presentarsi con la solidità e la fermezza del personaggio interpretato.
Fridman opta per un suono pieno, profondo, dal colore quasi mezzosopranile, sostenuto da un controllo tecnico esemplare e da un’intensità espressiva fuori dal comune.
straordinaria Lidia Fridman nel ruolo della protagonista, sul piano vocare, ma anche della recitazione, una sensualità densa e misurata.
Alta e fulva, la russa Lidia Fridman non ha mostrato cedimenti neppure nei passaggi più incandescenti del finale, realizzando una Salome adolescenziale nel timbro ma potente, fluida e precisa nell’emissione, senza scarti di registro o inflessioni matronali.
Vera trionfatrice della serata è stata il soprano Lidia Fridman, al suo debutto fiorentino, che meglio non poteva riuscire. La sua vocalità trasmette tutto quello che passa nella psiche del personaggio e la Fridman ha saputo dominare con naturalezza le linee vocali impervie della scrittura straussiana, sia negli acuti che nei registri medio e, ancor più, in quello grave.
Lidia Fridman, come suo solito studiosissima e assai preparata, generosa di risonanza – anche oltre ciò che l’acustica della Fenice richiederebbe – e con un’emissione sempre più contraltilmente coperta pur a fronte di un’estensione sopranile e di una timbrica omogenea; i passaggi d’agilità sono onorati sia nella graziasia nella forza.
Corona questo personaggio la voce cristallina di Lidia Fridman, che ottiene meritati applausi per come di Lucrezia riesce a raccontare tutte le complesse emozioni. Col canto e col corpo, che sa esprimere tutti gli stati d’animo che l’attraversano.
Nella compagnia di canto si impone la Lady di Lidia Fridman che, forte di una figura diafana e slanciata, si aggira sulla scena come una presenza inquietante e sinistra. La naturalezza delle movenze, l’eleganza del portamento, la peculiarità dei lineamenti dell’artista, sono tutti fattori che concorrono a disegnare un personaggio perfettamente immedesimato nella sua lucida e ferina follia. Vocalmente si segnala una linea dal caratteristico colore scuro e dall’emissione rigogliosa, che si staglia con facilità verso un registro acuto sicuro e ben proiettato.
“…la figura giunonica di Lidia Fridman restituisce una Lady che prevarica e opprime gli individui maschili, come se la brama di potere enfatizzasse la sua forma.”
“Lidia Fridman in quelli di Lady Macbeth marcatamente altera e vocalmente ben caratterizzata.”
“Praticamente perfetta la Lady di Lidia Fridman. È noto come Verdi volesse per questo ruolo una “una voce aspra, soffocata, cupa”: esattamente quella che la cantante russa usa con una intelligenza interpretativa notevolissima, laddove le numerose sottigliezze d’eloquio si accompagnano sempre a una ragguardevole fluidità nel canto. Ma ciò che colpisce ancor più nel soprano è la sua singolare fisicità, dura e spigolosa, quasi totemica in certe movenze, accompagnata a una espressività del volto che – grazie anche alle luci – assume talvolta il profilo di una maschera inquietante.”
“Lidia Fridman ha la figura imponente e la solidità vocale che il ruolo richiede. Il timbro scuro e ricco di armonici è sempre omogeneo e il perfetto controllo dell’emissione le consente di cantare piano con accenti a volte suadenti, a volte taglienti, costantemente a fuoco e sempre inquietanti.”
“…l’ingresso in scena del soprano Lidia Fridman ha aggiunto personalità a personalità, carisma a carisma. Un vero talento […] la ricordiamo come Lady Macbeth nell’opera verdiana messa in scena da Pier Luigi Pizzi. Belcantista dotata di una voce duttile ma potentissima che è per questo in grado di riempire il teatro senza accenno alcuno di grido o forzatura, conservando gusto, morbidezza di emissione e una capacità espressiva davvero rare…”
“… il soprano Lidia Fridman che ha interpretato due impegnative pagine spontiniane da La Vestale e da Agnes von Hohenstaufen. Il soprano russo, […], ha voce molto particolare, timbro scuro e cupo, particolarmente adatto a ruoli come quelli delle Agnes e Julia spontiniane. Dote non comune è la sua notevole potenza vocale, capace di sovrastare il pieno volume dell’orchestra, come pure le sue capacità drammatiche…”
“Indeed, Fridman has a good understanding of the Verdian style and phraseology, using the text to find meaning and phrasing with generosity. The voice is interesting. She boasts a juicy chestiness, a rich and plush middle, with a top that vibrates freely, if tending to be slightly squally. Fridman sang her big scene at the horrid field with extrovert passion, and admirably kept her composure when faced with the aforementioned gimp-costumed, candelabra-carrying demon. Her ‘Morrò’ was also sung with genuine feeling. Fridman is undoubtedly a very individual artist who has much to offer.”
“La voce di Lidia Fridman spiazza per il colore particolarissimo e tendente allo scuro, capace di sprofondare negli abissi della sua tessitura per poi elevarsi nei cieli più alti e limpidi cui un soprano può aspirare; risulta dunque perfetta per il ruolo di Amelia.”
“Lidia Fridman offre la sua voce brunita, i suoi pianissimi e i suoi filati, ma anche i suoi acuti taglienti e la sua figura scarna e ascetica”
“La Fridman attira subito l’attenzione su di sé per una voce certamente importante, con una voluminosità notevole che sovrasta e s’impone sull’oceano musicale sottostante, proveniente dall’orchestra.“
“…colpisce nel suo risultato complessivo e vanta una protagonista d’eccezione quale Lidia Fridman. Lidia Fridman, nel ruolo del titolo, s’impone per magnetismo e intensità della sua carica attoriale: Cassandra disincantata e lucida, ben interpreta lo spirito dell’opera sfoderando un fraseggio vibrante e nitido, sia negli involi lirici che negli affondi recitati.”
“Fra gli interpreti, nei panni di Cassandra, si ascolta il soprano Lidia Fridman, davvero bravissima, in bella evidenza nel lungo monologo che porta alla fine dell’opera e la vede imporsi in un lamento al quale dona un intenso respiro tragico.”
”…23-year-old soprano Lidia Friedman, who (also as a substitute for the indisposed Carmela Remigio) was sensationally successful. This voice will be talked about in years to come!”
‘The situation was saved by a young singer from Samara, Lydia Fridman, who had trained at the local bel canto academy and had been Remigio’s cover from the very beginning. Usually such sudden substitutions do not bode well, but in this case the audience was in for a pleasant surprise. The young singer had an extremely beautiful voice with a rather dark timbre, as well as a very high quality technique for such a young age (she is only 23). […] I was particularly impressed by the final recitative.
“… Lidia Fridman, a 23-year-old Russian soprano living in Italy, who originally studied the role only as a cover. Fridman admirably gave a very professional performance. She impressed with a dramatic soprano of darker timbre, round tone, impeccable phrasing and perfect Italian diction.”
“…quanto brunita e tendente verso un registro grave quello della Fridman che, tuttavia, ha cantato benissimo le due arie, irte di difficoltà, di Ecuba ed ha conferito nobiltà al pathos della madre stretta tra il dolore della perdita del figlio e la ragion di stato che le impone di accettare come genero l’uccisore di Ettore. La voce è possente ed il timbro assai suadente…”
“La Fridman ha impersonato magistralmente sia vocalmente che scenicamente Ecuba, ricamando con estrema raffinatezza il ruolo lungo tutta l’opera, senza smagliatura alcuna.”
“Lidia Fridman, che ha dato prova di dote non solo nel canto, ma anche nell’interpretazione di questa regina dal cuore indurito, consumata dal dolore, sia psicologicamente che fisicamente, per la perdita del figlio Ettore: un’Ecuba perfetta.”
“Lidia Fridman è stata una Statira altera ed elegante dal morbido timbro contraltile…”
“…il gruppo di giovani interpreti che trova nell’intensa e appassionata Statira di Lidia Fridman – veneziana a dispetto del cognome – il suo punto focale.”
“Convincono le voci femminili di Lidia Fridman… La prima assicura a Statira un’interpretazione misurata e attenta al fraseggio, forte di una vocalità aderente alle esigenze del repertorio barocco.”